Lo sviluppo del linguaggio nei bambini è un lungo e affascinante processo che inizia molto precocemente. Il bambino impara la sua lingua senza che ci sia bisogno di un insegnamento esplicito, e questo grazie alle basi neurobiologiche esclusive dell’uomo che si sono sviluppate nel corso dell’evoluzione.

Attraverso la maturazione delle strutture cognitive e dei processi fisiologici, in continua interazione con l’ambiente linguistico inizia a svilupparsi la magia del linguaggio

Le prime forme linguistiche e comunicative

I bambini iniziano a comunicare ancora prima dello sviluppo delle prime parole. I suoni emessi nei primissimi giorni e mesi di vita, insieme al pianto, rappresentano le prime modalità di comunicazione, attraverso le quali il bambino esprime i suoi bisogni.

Intorno ai 6-7 mesi fa la sua comparsa la lallazione (babbling), ovvero vocalizzazioni spesso formate da consonante e vocale (es: pa-da; pa-pa) che vengono ripetute quasi a sembrare delle parole. Intorno ai 9 mesi possono comparire le forme di lallazione più elaborate, definite babbling variato (es; ba ba ma)

Le tappe dello sviluppo del linguaggio

Vediamo ora quali sono le principali e più importanti tappe che seguono lo sviluppo del linguaggio

  • 9-13 mesi: il bambino oltre alla lallazione comunica con i gesti. I primi gesti a comparire sono i gesti deittici (es: indicare, dare, mostrare), gesti che esprimono un’intenzione comunicativa e il significato è comprensibile solo in relazione al contesto in cui viene emesso. Presuppongono una componente interattiva, in quanto sono espressione di una richiesta o una condivisione.
  • 12-16 mesi: compaiono i gesti rappresentativi (es: battere le mani, fare ciao con la mano, ruotare la testa per dire si o no), il loro significato è convenzionale e costante e hanno una funzione molto simile alle parole.
  • 12-20 mesi: compaiono le prime parole. All’inizio sono usate in contesti specifici, dopodiché vengono decontestualizzate. Ad esempio il bambino dice “palla” mentre sta giocando a palla, ma gradualmente impara a pronunciare la parola “palla” anche quando non c’è. Da questo momento in poi, il repertorio lessicale andrà via via espandendosi con tempi e modalità che differiscono da bambino a bambino.
  • 2 anni: compaiono le prime combinazioni di parole per formare frasi. Inizialmente le frasi sono molto primitive e composte da sequenze di parole (es: pappa più; mamma bua), poi aumentano di complessità passando da enunciati semplici ma incompleti in cui mancano connettivi, articoli ecc (es: bimbo prende palla gioca), in seguito compare il verbo e la frase aumenta di complessità sintattica (il bambino prende palla e gioca).
  • Lo sviluppo prosegue fino ai 4 anni, momento in cui il bambino acquisisce una comunicazione molto simile a quella dell’adulto.

Cosa fare quando un bambino non parla bene?

L’acquisizione del linguaggio sebbene segua delle tappe come abbiamo visto in precedenza, è tuttavia un percorso molto difficile e i bambini possono attraversare le fasi secondo tempi e modalità diverse. Non tutti i bambini che parlano in ritardo o parlano male sviluppano un Disturbo del Linguaggio, alcuni possono presentare un ritardo nell’acquisizione (i cosiddetti late talkers, che spesso riescono a recuperare il ritardo). Tuttavia alcuni segnali a cui fare attenzione sono: scarso utilizzo dei gesti, difficoltà nella comprensione del linguaggio parlato, il ritardo nella comparsa delle parole, difficoltà a livello lessicale e sintattico della frase, alterazioni dei suoni.


Quando sono presenti dei dubbi è utile effettuare un percorso di consulenza e valutazione specialistica.



Se vuoi contattarmi per informazioni, richieste o chiarimenti, qui trovi i miei contatti 

-Rimangi aggiornato:  seguimi sulla mia Pagina Facebook e iscriviti al Gruppo Facebook Dsa e Apprendimento: spazio di supporto,consigli e condivisione

-Se vuoi ricevere articoli e contenuti esclusivi Iscriviti alla Newsletter:

Mai correggere direttamente un bambino che non pronuncia correttamente, mai chiedere a un bambino di parlare quando non si sente pronto a farlo. Il nostro intervento non deve mai essere diretto, ma sempre nei termini di un aiuto indiretto. Il nostro bambino pronuncia male certi termini o parla molto poco? Allora noi dovremo offrirgli maggiori e migliori occasioni di ascolto, leggiamo di più, chiacchieriamo con semplicità e con maggior frequenza. «Voio  aca, mama!», «Vuoi acqua? Ecco: ac

Be Sociable, Share!