COS’E’ L’ ATTENZIONE?

Attenzione, un termine che tutti noi utilizziamo e conosciamo, ma sappiamo veramente cos’è l’attenzione?Cerchiamo di spiegarlo.

Come ogni altro processo cognitivo e psicologico è difficile dare una definizione di attenzione come concetto unitario. Questa infatti riguarda una varietà di fenomeni piuttosto diversi tra loro.

Volendo dare una definizione l’attenzione è quel processo che opera una selezione tra tutte le informazioni (esterne o interne) che in un dato istante colpiscono i nostri sensi permettendo solo ad alcune di essere elaborate (Rumiati e Nicoletti, 2006).

Funziona quindi come un filtro, poiché seleziona solo le informazioni più rilevanti, tralasciandone altre.

L’attenzione inoltre non è un processo unitario, quindi non si può parlare di un unico tipo.

La ricerca infatti suggerisce l’esistenza di tre processi separati e distinti a livello cerebrale, che corrispondono a tre tipi di attenzione.

LE TRE TIPOLOGIE DI ATTENZIONE
  • Attenzione sostenuta: è la capacità di mantenere l’attenzione per un periodo di tempo prolungato. Ci sono svariati esempi di attività quotidiane in cui è implicata. La classica situazione è quella della lezione scolastica dove gli studenti devono mantenere un livello costante di attenzione per ascoltare e recepire le informazioni fornite.
  • Attenzione selettiva: riguarda la capacità di focalizzarsi su un certo stimolo, consentendo un’elaborazione delle informazioni rilevanti di quello specifico stimolo, ignorandone altri. Alcuni esempi quotidiani: leggere un libro senza accorgersi che nella stanza entra qualcuno, oppure riuscire a seguire il discorso del nostro amico all’interno di una stanza affollata e piena di altre persone che conversano.
  • Attenzione divisa: è la capacità che consente di suddividere l’attenzione su più compiti contemporaneamente. E’ ciò che accade quando si ascolta una lezione e si devono prendere appunti.
ATTENZIONE E APPRENDIMENTO

C’è una forte relazione tra apprendimento e attenzione, proprio perché quest’ultima è un requisito fondamentale per apprendere.

Quando ascoltiamo una lezione o studiamo un testo, prima di tutto dobbiamo mantenere l’attenzione per un tempo prolungato. Poi dobbiamo focalizzarci sulle parti più importanti di quello che stiamo ascoltando o leggendo, e fare in modo di concentrare tutte le nostre risorse cognitive su ciò che stiamo facendo. E’ importante quindi non lasciarsi distrarre da situazioni esterne o pensieri interni. In sostanza dobbiamo esser capaci di autoregolarci.

Molti bambini e ragazzi possono manifestare difficoltà nel mantenimento dell’attenzione e questo può incidere sull’apprendimento scolastico. Per questo è necessario sia a casa che a scuola attivare delle strategie utili a potenziare e migliorare l’attenzione.

 

COME POTENZIARE L’ATTENZIONE A SCUOLA?

E’ proprio a scuola che spesso le difficoltà attentive diventano evidenti, per cui si può agire su fronti diversi per potenziare negli alunni l’attenzione.

Ad esempio un elemento importante è l’ambiente. Un ambiente rumoroso, poco illuminato, pieno di stimoli è poco funzionale all’apprendimento, quindi è importante strutturare l’ambiente circostante riducendo al massimo gli elementi distraenti.

Un altro suggerimento prevede di proporre materiali stimolanti e motivanti, privilegiare attività di gruppo, esempi pratici e attività creative.

Per tenere sempre alto il livello di interesse è utile presentare prima il materiale più complesso all’inizio della lezione, diminuendo gradualmente il livello di difficoltà delle proposte, e prevedere delle pause cicliche.

 

GLI INTERVENTI POSSIBILI

Talvolta le difficoltà attentive sono talmente  importanti e disfunzionali per il bambino o il ragazzo che necessitano di un intervento specialistico. Questo è utile per promuovere strategie che facilitano lo sviluppo delle diverse funzioni. E’ un esempio il disturbo di attenzione e iperattività (ADHD), una condizione che si manifesta attraverso disattenzione, iperattività e impulsività, dove i sintomi hanno un impatto importante sulla vita del bambino o ragazzo. In questi casi infatti oltre alle strategie da attuare a casa e a scuola, dopo un’attenta valutazione e diagnosi può essere opportuno prevedere un intervento mirato.

 

Per saperne di più:

Rumiati, R., e Nicoletti, R. (2006). I processi cognitivi. Bologna: Il Mulino.

 

 

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